27 ottobre 2010

Dall'e-mail a Chiara. Improvvisazione della mente

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"Quando cammino per le vie di questa metropoli, e accanto a casa mia il buon salice piangente accarezza con le sue fronde l'acqua di un ruscello così inquinato da far fuggire gli abitanti che vivono nelle sue vicinanze per colpa del suo olezzo, rifletto sulla trascendenza della vita e sul fatto che le tante persone che incrociamo nei nostri cammini ci tocchino in maniere totalmente diverse. Uno ti colpisce e ti fa innamorare in un istante, un altro lo frequenti e ci vivi insieme per mesi senza neanche sapere il suo nome (cosa che mi sta succedendo con la coinquilina cinese). Rimane il fatto che tutti si mescolano con tutti, ed il frullato finale è una poltiglia, una sbobba di dimensioni enormi e di bellezza unica e rara che non vedi l'ora di inghiottire e digerire rapidamente. Vuoi che una volta digerito, tutto quanto entri nella tua circolazione penetrandoti nelle vene senza più uscire. Una volta che hai assorbito il tutto, i tuoi occhi non vedono più come un tempo, nè la tua mente pensa più come un tempo. Sei una persona diversa, più aperta, o più chiusa, dipende dai casi. E una volta ripartiti, verso altre poltiglie di altri mondi, ti rimane tanta nostalgia ma allo stesso tempo ti senti più arricchito da queste entità con le quali hai incrociato il tuo cammino; sono ormai anche loro una parte di te, sono la tua famiglia, i tuoi fratelli, e saranno sempre lì, al tuo fianco, schiarendoti i pensieri nei momenti di difficoltà. Mi mancate, tutti, sempre. Non dimenticatelo mai."