18 novembre 2010

Xizang, ovvero ora non ti chiami più Tibet

Entri in una valle? Esibire permesso. Ti avvicini all'Everest? Permesso. Andiamo in un monastero? Solo se hai un permesso ed una guida al tuo fianco; salato biglietto d'ingresso che va nelle tasche del governo così ci finanzia i mondiali di pallò nel 2022. Foto nel monastero? Ogni sala se vuoi fare una foto paghi biglietto dai 5 ai 10 euro, soldi che sto giro vanno ai monaci (il turista va giustamente prosciugato). Signora guida tibetana che mi dici della storia del tibet? Ah no, io non potere parlare di storia nè di politica del Tibet perchè ci son poliziotti in borghese e microfoni e telecamere in giro e se mi beccano mi levano la licenza per fare la guida. Ma perchè non posso parlare con i monaci più di tanto? Hanno paura che gli parli del Dalai Lama e mostri loro una sua foto....nessuno sà com'è fatto fisicamente qui. Dopo aver fatto un paio di foto con un monaco in una piazza centrale a Lhasa ci troviamo circondati da sei poliziotti che ci tenevano d'occhio. Stessa piazza centrale, ci sediamo su degli scalini a dieci metri da uno dei tanti appostamenti militari. Nel giro di 3 minuti ci fanno spostare. Ma cosa sono queste ronde di militari armati di fucili in giro per la città? E i soldati con le mitraglie appostati sui tetti? E i posti di blocco?
E intanto in tv e nei giornali la propaganda del governo incrementa il mio nervosismo.
Nihao, benvenuti in Cina, benvenuti nello Xizang.

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

massi ha detto:
la tua testimonianza la dice lunga...clima tranquillo..

1:25 AM  

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