07 maggio 2009

Ergoproxismy

Il cielo era grigio ed esplodeva di nuvole. Erano mesi che il sole non alleviava le pene del genere umano.
Aprendo gli occhi, sospirando e tirando dalla sigaretta appoggiata sulle labbra, Joe continuava a camminare giù e su per le grandi vie tortuose di Frisco Bay.
Chi era? Dove stava andando? Che cosa cercava nella sua vuota vita?
L'oblio impediva di trovar risposte, l'apatia l'aveva pervaso l'attimo che aveva smesso di vivere, d'amare. Tutto era noia. Tutto era felicità. Tutto era sofferenza.
Amore, odio. Passava da un estremo ad un altro ogni giorno, in cerca della via perduta. Forse quel suo continuo camminare per la città era un modo per espiare la sua confusione, un simbolico convincersi che una via la stava cercando e magari era già stata scelta.
Tutto gli passava affianco senza colpirlo: vita, morte, amore, odori, panorami.
Sentiva di aver passato di tutto. Aveva perduto i suoi stimoli forse?
No, il vero motivo iniziava ad apparirgli all'orizzonte. Aveva perduto la sua "Raison d'etre". Invidiava quelle persone che avevano trovato la propria, e si commuoveva al vederla.
Perchè la realtà differisce da tutto ciò? Perchè la realtà manca di queste cose che si raggiungono nei sogni? Forse il problema stava tutto nella sua mente: i sogni riescono as essere liberi; i pensieri e la realtà sono le marionette comandate dai rigidi fili della razionalità, la crudele marionettista che gli impediva di vivere tranquillamente e d'innamorarsi. Uno stormo d'insetti intrappolato nella ragnatela di un ragno che con il suo veleno a poco a poco porta il sonno eterno ai poveri sventurati.
E quello che poi rimaneva era solo disillusione ed effimeri piaceri.
Continuava quindi a sonnambulare con le sue sigarette, ad aspettare, e a godersi quel poco che aveva e quel poco che necessitava per star bene. L'angelo nero ormai aveva preso il volo, erano passati anni, e seppur non avesse più bisogno di lui, aveva posto accuratamente i ricordi nella cassetta di sicurezza numero 85 della Edge's End Station.
E l'angelo bianco era sicuro lo stesse aspettando, il giorno in cui sarebbe stato pronto ad accoglierlo.
In quel momento si sentì chiamare alle spalle, si voltò e vide una faccia nota che........................................................................................riaprendo lentamente gli occhi rimembrò di aver, sempre per colpa della sua testa fra le nuvole, fumato erroneamente le sue sigarette con l'aggiunta. Fumarne una intera provocava lo svenimento anche ad un elefante.
Ovviamente era per terra, solo; la faccia nota era svanita.
E lui riprese a camminare pensando: "Domani, domani...."