Colloquiando
Accompagnato in treno da una luna piena che prima si nasconde dietro alle nuvole e poi fa capolino da dietro una montagna, penso alle paure dell'uomo. L'uomo ha paura dell'ignoto, di ciò che non conosce, ma allo stesso tempo se vede e conosce qualcosa che lo spaventa, ha ugualmente paura.
Chissa, mi chiedevo, se l'uomo è più spaventato dall'ignoto post-mortem, cioè dal non sapere che cosa gli aspetta alla fine della sua esistenza, oppure se lo spaventa maggiormente il fatto di sapere che dopo la morte lo aspetta un inferno fatto di fiamme cocenti e diavoletti, o, peggio ancora, l'imputridire ed essere consumato dai vermi in una fredda tomba sotto terra.
Arrivato alla propria destinazione, un porto di mare fatto di genti di tutti i tipi, genti straniere, genti strane e genti balorde, balorde ai suoi inesperti occhi provinciali, un personaggio si appresta a riscaldare l'ennesimo giaciglio improvvisato nella sua recente situazione di nomade.
Un ennesimo colloquio, il quarto in un mese, il quindicesimo o giu di li di una vita.
Ormai si sente vaccinato, ormai quasi non si emoziona più, si sente sempre più pronto a partire, mettersi in gioco, soffrire, sudare, lottare.
Le domande son sempre quelle, ormai si è imparato a memoria la solita solfa. Fa sempre strano però raccontare la propria vita, piena di eventi, passioni, sofferenze e curiosità, in un misero lasso di tempo di 10 minuti. E' un po' come se ti chiedessero di minimizzare il tutto, di strapparti dall'anima lunghe e profonde sensazioni vissute, liquidate con una rapida frase. E' un po' come chiedere ad un giornalista in Iraq come sia li la situazione e ricevere come risposta "C'è la guerra".
Nei colloqui di gruppo le persone sembrano delle caricature. C'è il buontempone del sud che è spigliato e simpatico ed ha svolto lavori originali, solitamente legati al territorio, alla sua "terra". C'è il romanaccio sicuro di se, che si fa i cazzi suoi e pensa solo a conquistare il posto di lavoro a discapito degli altri. C'è il secchione della finanza, con la erre moscia, che sottolinea il fatto che lui si è laureato a pieni voti con tesi astrusa sul mondo finanziario ("effetti dei derivati sulla macroeconomia applicata ai branchi di scimmie equilibriste"). C'è la ragazza timida alla quale trema la voce, ma lascia intuire il fatto che sia una brava ragazza, ancora un po' immatura per il mondo del lavoro. C'è la ragazza intraprendente e chiacchierona che fa gruppo e fa sentire tutti a proprio agio.
Ancora la certezza di ciò che si vuole fare non si ha, soprattutto quando si torna a casa e si mandano cv a Vancouver, Barcellona, Dubai, Hong Kong e Auckland.
Chissa, mi chiedevo, se l'uomo è più spaventato dall'ignoto post-mortem, cioè dal non sapere che cosa gli aspetta alla fine della sua esistenza, oppure se lo spaventa maggiormente il fatto di sapere che dopo la morte lo aspetta un inferno fatto di fiamme cocenti e diavoletti, o, peggio ancora, l'imputridire ed essere consumato dai vermi in una fredda tomba sotto terra.
Arrivato alla propria destinazione, un porto di mare fatto di genti di tutti i tipi, genti straniere, genti strane e genti balorde, balorde ai suoi inesperti occhi provinciali, un personaggio si appresta a riscaldare l'ennesimo giaciglio improvvisato nella sua recente situazione di nomade.
Un ennesimo colloquio, il quarto in un mese, il quindicesimo o giu di li di una vita.
Ormai si sente vaccinato, ormai quasi non si emoziona più, si sente sempre più pronto a partire, mettersi in gioco, soffrire, sudare, lottare.
Le domande son sempre quelle, ormai si è imparato a memoria la solita solfa. Fa sempre strano però raccontare la propria vita, piena di eventi, passioni, sofferenze e curiosità, in un misero lasso di tempo di 10 minuti. E' un po' come se ti chiedessero di minimizzare il tutto, di strapparti dall'anima lunghe e profonde sensazioni vissute, liquidate con una rapida frase. E' un po' come chiedere ad un giornalista in Iraq come sia li la situazione e ricevere come risposta "C'è la guerra".
Nei colloqui di gruppo le persone sembrano delle caricature. C'è il buontempone del sud che è spigliato e simpatico ed ha svolto lavori originali, solitamente legati al territorio, alla sua "terra". C'è il romanaccio sicuro di se, che si fa i cazzi suoi e pensa solo a conquistare il posto di lavoro a discapito degli altri. C'è il secchione della finanza, con la erre moscia, che sottolinea il fatto che lui si è laureato a pieni voti con tesi astrusa sul mondo finanziario ("effetti dei derivati sulla macroeconomia applicata ai branchi di scimmie equilibriste"). C'è la ragazza timida alla quale trema la voce, ma lascia intuire il fatto che sia una brava ragazza, ancora un po' immatura per il mondo del lavoro. C'è la ragazza intraprendente e chiacchierona che fa gruppo e fa sentire tutti a proprio agio.
Ancora la certezza di ciò che si vuole fare non si ha, soprattutto quando si torna a casa e si mandano cv a Vancouver, Barcellona, Dubai, Hong Kong e Auckland.

1 Comments:
io voto x il canada..vengo pure io!
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