Ci sono un belga, un italiano ed un giapponese....
Un treno che lentamente percorre la tratta Nagoya-Yokohama. Affollato, ma non troppo. Un bagno che non funziona bene ed una persona che ha mangiato male. Ogni volta che qualcuno va in bagno, quella porta maledetta si apre sprigionando un olezzo unico, irripetibile grazie a dio. Un disgusto unico. La gente tossisce, si copre la bocca. Due scolarette, vestito classico gonnellina e camicetta con il logo dell'istituto, ridono divertite alla scena. Di fronte a quel puzzo siamo disgustati tutti, tutti quanti, giapponesi, italiani, belgi o africani che siano.
C'è tanta gente, eppure la carrozza è silenziosa. Le persone tornano a casa dopo una dura giornata lavorativa e non hanno voglia di parlare. Guardano pensierose fuori dai finestrini o mandano sms al cellulare. Nella carrozza però ci sono due persone che chiacchierano e sorridono fuori dal comune. Un italiano ed un belga stanno parlando in spagnolo di chi e cosa li incuriosisce di più. Ad un certo punto un giapponese sulla sessantina inizia a voce bassa e pacata a chieder loro se erano italiani (italiano o spagnolo non fanno differenza per loro). Così, davanti agli occhi incuriositi del belga, l'italiano ed il giapponese iniziano una conversazione in italiano. Il nipponico aveva vissuto 4 anni in veneto frequentando una scuola di cucina per imparare l'arte culinaria italiana. Ha un ristorante italiano a Tokyo ed invita i suoi due nuovi compagni di viaggio a pranzare con lui, il giorno seguente. Il suo italiano non è male. A volte non capisce qualche frase che gli si rivolge, e si scusa dicendo "Scussa, non capisco bene, oggi è domenica, non si lavora, sono andato in una fonte termale con amici, ed ho bevuto. Ho bevuto, hehe, non capisco bene". In effetti l'odore di alcol riusciva quasi ad offuscare quello di sterco del bagno.
La cosa più strana era la curiosità della gente intorno. Sicuro era un episodio che avrebbe suscitato curiosità a molti, un po' come vedere un italiano che parla giapponese. Eppure la curiosità la potevi solo percepire attorno a te, ma non è stata manifestata in alcun modo. Qualche sguardo timido, niente di più. Eppure nel silenzio quelle voci in una lingua così strana rimbombavano forti nelle loro orecchie. Neanche una persona chiese al giapponese in che lingua esotica stesse parlando. Forse troppo timide, forse troppo educate.
Ed il giorno dopo, non ci fu nessun pranzo.

1 Comments:
Que olor! QUE OLOR !!!
Me acordaré toooda mi vida.
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