27 settembre 2010

Calcio cinese

Tra due settimane vado allo stadio a vedere la squadra di Shanghai.
Nel frattempo grazie a un tedesco che conosce un cinese ho fatto la mia prima partitella. Campo di calcio in campus universitario, erba sintetica sfigata, diviso (porte fatte con borse e scarpe, come alle scuole medie) in 10 parti diverse con 10 partite in contemporanea, 6 contro 6, e ogni gol che subisci esci e fai entrare la squadra che aspetta a bordo campo. Penso ci siano state sulle 150-200 persone in quel campo. LA cosa più bella è che lateralmente il campo non era definito, quindi si sovrapponeva con quelli che facevano un' altra partita affianco a noi; quindi a volte ti capitava di scattare sulla "fascia" e scontrarti con un tizio, mai visto prima, che a sua volta sta scattando sulla fascia nella sua partita che non c'entra niente con la tua. Il livello ovviamente basso, anche se qualche fisicato corridore con buona tecnica c'era, tatticamente zero ovvio.
Troppo bella la scena di un super nero africano, in squadra con tutti cinesi, tira in porta per l'ennesima volta da centrocampo, e un cinese gli fa incazzato con fortissimo accento cinese: "Chi' mon(c'mon), men!" e lui, con fortissimo accento africano: "Surrry surrrry!"
Poi ho conosciuto meglio questo cinese che ci ha portato li; persona molto molto interessante e colta; curiosissimo sull'occidente, conosceva la Luiss, la differenza tra i tifosi di Roma e Lazio, la Bibbia, la letteratura tedesca, parla bene tedesco e un po' meno inglese pur non essendo mai stato fuori dalla Cina. Mi dice che i giovani soffrono un po' la mancanza di libertà causata dalla dittatura, il non poter liberamente informarsi in tv e su internet; mi dice che ancora molta gente, molte ragazze, specialmente nelle università, non fanno sesso prima del matrimonio, e lui a 23 anni non è pronto per pensare a quelle cose; dice che i salari cinesi iniziano a salire e che imprese cinesi iniziano a spostarsi in Vietnam per cercare forza lavoro ancora più conveniente; dice che visto che ora quasi tutte le famiglie hanno un solo figlio, secondo lui la società cinese tenderà ad essere un po' più egoista e "viziata" (un figlio unico non si preoccupa di dividere ogni cosa con il fratellino) in futuro; mi fa notare il concetto giapponese di "perdere la faccia", di cui avevo già sentito parlare; infatti in Giappone si tiene molto all'onore e alla propria "faccia", la propria reputazione, più che in altri paesi, e non a caso ancora il governo non ha chiesto scusa alla Cina per i crimini commessi durante la seconda guerra mondiale(cosa che ha fatto subito la Germania).
Proprio ieri chattavo con un giapponese conosciuto a Madrid (me lo devo arruffianare visto che forse andrò a Tokyo a dicembre), che non penso ami molto la Cina, anche se riconosce che il Giappone dovrebbe sfruttare il più possibile lo sviluppo che sta avendo. Mi ha fatto pensare quando mi ha scritto che i giapponesi sono molto culturalmente confusi al momento, perchè negli ultimi decenni hanno di botto rinunciato alla loro identità nazionale e cultura storica per andare incontro al modo di vivere occidentale, ma allo stesso tempo lo stesso occidente ama la loro cultura (samurai, sushi, etc...) e chiede loro di mantenerla. Quindi, si, da una parte vivi all'europea, ma dall'altra vai in giro per la metropoli vestito da samurai, da geisha, o da Goku, e magari ai primi occidentali che incontri, mio caro giapponese, gli fai una bella onda energetica, con la bocca......

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

massi ha detto:

post figata!

2:34 PM  

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