10 aprile 2015

Death and rebirth (post pasquale)

PLOF...PLOF...PLOF...PLOF...PLOF...
Una stanza vuota, una stanza grigia, incolore. Fuori piove da ormai 4 giorni ininterrottamente. Si sente la sirena cittadina che allarma gli abitanti sul rischio di allvione.
Ma in quella stanza regna il silenzio.
PLOF...PLOF...PLOF...PLOF...
Quello era l'unico suono che Joe era in grado di sentire. Non riusciva a captare neanche il battito del suo cuore.
Un eco nella sua mente: "Sperando che nuovi orizzonti si aprano sul vuoto che senti. Che nuovi soli splendano anche della luce di sogni passati. Passati, sì, ma vissuti, bevuti, ammirati. Che una nuova speranza di creazione si apra sopra questo dolore che distrugge. Scolpisci la tua vita con ciò che il vento del caos ti ha lasciato. Vivila in ogni tuo respiro e amore. Nuovi sentimenti nasceranno nei tuoi occhi profondamente consapevoli."
PLOF...PLOF...PLOF...
Joe non sente altro. La sua fedele sigaretta al dito. Ma io non avevo una volta un lampadario luminoso, un cane ed una tartarughina?
Un forte colpo alla finestra. Sarà stato un tuono? Un sottile scricchiolio la persiana che si apre ed un gatto completamente zuppo si insinua in casa. Un bel gatto tutto nero con due occhi vivacissimi. E poi una cosa incredibile: il gatto gli sorrise. E quei due occhi brillarono d'immenso. Joe vide un mondo, bello, dolce, caldo, felice, meraviglioso. Anche quel povero gatto zuppo fuggiva da qualcosa, come lui. Le sue tende viola ancora si scuotevano per il vento che entrava dalla persiana ancora aperta. Ma perchè quelle maledette persiane verdi devono essere sempre così difettose?
PLOF...PLOF...
Il gatto nero si fece asciugare, bevve da una ciotola ocra appoggiata nel lavello, e sorrise nuovamente. Bravo gatto, sorridi, mi basta solo questo per capire molte cose. Ma il gatto nero sentì rombare un tuono e terrorizzato uscì di corsa dalla casa da quella persiana rimasta ancora aperta. Non si fece mai più vedere.
PLOF...
Preso dalla disperazione e dall'ira Joe afferrò delle forbici che aveva in cucina, le aprì rapidamente se le puntò al collo e.... no, non è quello il punto! Si, ora, ZAC!
P-L-O....
Il silenzio. Joe non sentiva più nulla. Si guardò le mani ma no, questa volta non c'era una sigaretta tra le sue dita. Era in pace con se stesso e con il mondo. Privo di ogni istinto scombussolante e doloroso.
A terra però non vide sangue, ma la collana che aveva appeso al collo. Pianse e pianse fino ad esaurire le lacrime.
La vista ancora sbiadita per le lacrime versate, ma riuscì a scorgerlo. L'idraulico che se ne usciva dalla sua casa, in mano la sua collana.
Poi un frastuono, iniziò tutto a sbattere follemente, rumore assordante, esplosione di colori di odori di ricordi di sogni, dolore, gioia, amore, ancora amore, follia. E caos.
E poi aveva smesso di piovere. E che cazzo, io vado fuori a cercare il mio gatto nero!