Dai, cavallino!
E arrivò il giorno della mia prima volta a cavallo, nelle sperdute lande maremmane al confine tra Toscana e Lazio, zona tra Pitigliano e Sorano.
Arrivati sul posto, al maneggio, l'impressione è quella di trovarsi in un film horror americano alla "Le colline hanno gli occhi"; ci troviamo davanti ad un ranch sperduto nel nulla, caldo, pieno di mosche e puzza. Intonaco che cade a pezzi, dondolo arrugginito e roulotte abbandonata stile gitani assassini. Proprio mentre iniziamo a pregare di non veder sbucare alle nostre spalle uno storpio pronto a bacchettare con le nostre carni, o uno psicopatico fecofago e onanista pronto a divertirsi con i nostri corpi, esce da un buco nero dietro la casa una donna zozza lurida, capelli scuri, coda di cavallo e strano modo di parlare che ci dice di attendere il boss. Qualche istante più tardi la stessa ragazza bacia in bocca uno dei cavalli del maneggio, bavoso, peloso e con zecche e mosche in ogni orifizio.
Si inizia il giretto che si dimostra subito molto emozionante. "Dai, bravo cavallino!" ripeto piu volte per spronare il mio vecchio cavallo, di nome Pallino.
Lui si fa molto i cavoli suoi e non da molta retta al padrò. Ogni due tre passi rimane indietro nel gruppo per strappare a destra e sinistra foglie di piante di qualsiasi tipo, per poi trotterellare per riportarmi in scia con gli altri cavalli del gruppo; la cosa non mi dispiace visto che la passeggiata, tutta al passo e lunga quasi tre ore e mezza, senza neanche un trotterellio sarebbe stata alquanto noiosa.
Il giro si fa sempre più interessante perchè ci si addentra in un bosco in fondo ad una rocciosa vallata, si guada un ruscello, si scorge un capriolo in lontananza e si attraversa una selva di felci e ortiche alte almeno due metri che vanno ad accarezzarci fino alle ascelle.
L'emozione iniziale scema, apparte una passeggiata in mezzo ad un frutteto di ciliegi dove allungando la mano con fare goliardico strappiamo decine di ciliege per cibarci del prezioso e fresco dono della natura (che puntualmente va a sporcarmi i pantaloni con grosse chiazze rosse che gridano al "testicolo scoppiato").
Se non fosse che il nostro esperto accompagnatore ci intrattiene con 2 interessanti storie:
1- L'HACKER
Il nostro cow boy ci racconta di suo fratello, appassionato di informatica e, evidentemente, di hackeraggio. Pare che fino a 5 anni prima il sito del suo maneggio comparisse nella prima pagina di QUALSIASI ricerca fatta su google. Provi a digitare "maglie della Juventus"? Tra i primi risultati hai Maneggio Belvedere! Preferisci "elettrodomestici a Vipiteno", "bungalow nel bengala" o "collezioni di coleotteri cecoslovacchi"? Risultato.....Maneggio Belvedere!
La cosa era diventata così palesemente scorretta con il nostro amico si è beccato un cartellino rosso da Google che li ha contattati per oscurare il sito per 6 mesi. Oggi il sito del nostro amico non è piu cosi invadente, però provate un po' a scrivere maneggio su google e vedere chi esce!
2- IL TATUATORE
Il nostro super cow boy ha come cognato un tatuatore svizzero super famoso. Lavora su prenotazione e si fa lo stipendio mensile in un ora di lavoro.
Il nostro tatuatore svizzero ha anche la dolce passione del collezionismo: colleziona teschi di animali.
Ora che ho iniziato a scrivere la storia mi accorgo che questa alla fine non è poi così interessante, ma vabbuò, ormai la finisco.
Il cow boy porta al tatuatore il teschio di un cinghiale, per la sua collezione e per ringraziarlo del tatuaggio che gli ha fatto: il nome di sua figlia, Asia, in ideogrammi giapponesi.
Il tatuatore svizzero scherza con lui dicendo che invece avrebbe preferito tatuargli bello grosso sul braccio "Forza Berlusconi".........il nostro cow boy ricorda cortesemente al cognato che il cinghiale non è deceduto di morte naturale.....
Dopo 3 ore e mezzo siamo di nuovo al maneggio, sperando di non vedere altri garboni con cavalli, e si va in visita, tutti zozzi e coi culi doloranti, a Sorano, pittoresco paesino costruito su un crostone di roccia in cima ad una vallata boscosa; un piccolo presepio, semi disabitato (e quindi ancor più misterioso) in una posizione meravigliosa, contornato da rocche e piazze a strapiombo sulla vallata ventosa. Veramente suggestivo e veramente succulenta la cena a base di formaggi locali offerta dal logorroico oste romano.
Si torna a casa, stanchi e felici, e con il cuore colmo di amore per il mio piccolo cacone bavoso, Pallino.
Arrivati sul posto, al maneggio, l'impressione è quella di trovarsi in un film horror americano alla "Le colline hanno gli occhi"; ci troviamo davanti ad un ranch sperduto nel nulla, caldo, pieno di mosche e puzza. Intonaco che cade a pezzi, dondolo arrugginito e roulotte abbandonata stile gitani assassini. Proprio mentre iniziamo a pregare di non veder sbucare alle nostre spalle uno storpio pronto a bacchettare con le nostre carni, o uno psicopatico fecofago e onanista pronto a divertirsi con i nostri corpi, esce da un buco nero dietro la casa una donna zozza lurida, capelli scuri, coda di cavallo e strano modo di parlare che ci dice di attendere il boss. Qualche istante più tardi la stessa ragazza bacia in bocca uno dei cavalli del maneggio, bavoso, peloso e con zecche e mosche in ogni orifizio.
Si inizia il giretto che si dimostra subito molto emozionante. "Dai, bravo cavallino!" ripeto piu volte per spronare il mio vecchio cavallo, di nome Pallino.
Lui si fa molto i cavoli suoi e non da molta retta al padrò. Ogni due tre passi rimane indietro nel gruppo per strappare a destra e sinistra foglie di piante di qualsiasi tipo, per poi trotterellare per riportarmi in scia con gli altri cavalli del gruppo; la cosa non mi dispiace visto che la passeggiata, tutta al passo e lunga quasi tre ore e mezza, senza neanche un trotterellio sarebbe stata alquanto noiosa.
Il giro si fa sempre più interessante perchè ci si addentra in un bosco in fondo ad una rocciosa vallata, si guada un ruscello, si scorge un capriolo in lontananza e si attraversa una selva di felci e ortiche alte almeno due metri che vanno ad accarezzarci fino alle ascelle.
L'emozione iniziale scema, apparte una passeggiata in mezzo ad un frutteto di ciliegi dove allungando la mano con fare goliardico strappiamo decine di ciliege per cibarci del prezioso e fresco dono della natura (che puntualmente va a sporcarmi i pantaloni con grosse chiazze rosse che gridano al "testicolo scoppiato").
Se non fosse che il nostro esperto accompagnatore ci intrattiene con 2 interessanti storie:
1- L'HACKER
Il nostro cow boy ci racconta di suo fratello, appassionato di informatica e, evidentemente, di hackeraggio. Pare che fino a 5 anni prima il sito del suo maneggio comparisse nella prima pagina di QUALSIASI ricerca fatta su google. Provi a digitare "maglie della Juventus"? Tra i primi risultati hai Maneggio Belvedere! Preferisci "elettrodomestici a Vipiteno", "bungalow nel bengala" o "collezioni di coleotteri cecoslovacchi"? Risultato.....Maneggio Belvedere!
La cosa era diventata così palesemente scorretta con il nostro amico si è beccato un cartellino rosso da Google che li ha contattati per oscurare il sito per 6 mesi. Oggi il sito del nostro amico non è piu cosi invadente, però provate un po' a scrivere maneggio su google e vedere chi esce!
2- IL TATUATORE
Il nostro super cow boy ha come cognato un tatuatore svizzero super famoso. Lavora su prenotazione e si fa lo stipendio mensile in un ora di lavoro.
Il nostro tatuatore svizzero ha anche la dolce passione del collezionismo: colleziona teschi di animali.
Ora che ho iniziato a scrivere la storia mi accorgo che questa alla fine non è poi così interessante, ma vabbuò, ormai la finisco.
Il cow boy porta al tatuatore il teschio di un cinghiale, per la sua collezione e per ringraziarlo del tatuaggio che gli ha fatto: il nome di sua figlia, Asia, in ideogrammi giapponesi.
Il tatuatore svizzero scherza con lui dicendo che invece avrebbe preferito tatuargli bello grosso sul braccio "Forza Berlusconi".........il nostro cow boy ricorda cortesemente al cognato che il cinghiale non è deceduto di morte naturale.....
Dopo 3 ore e mezzo siamo di nuovo al maneggio, sperando di non vedere altri garboni con cavalli, e si va in visita, tutti zozzi e coi culi doloranti, a Sorano, pittoresco paesino costruito su un crostone di roccia in cima ad una vallata boscosa; un piccolo presepio, semi disabitato (e quindi ancor più misterioso) in una posizione meravigliosa, contornato da rocche e piazze a strapiombo sulla vallata ventosa. Veramente suggestivo e veramente succulenta la cena a base di formaggi locali offerta dal logorroico oste romano.
Si torna a casa, stanchi e felici, e con il cuore colmo di amore per il mio piccolo cacone bavoso, Pallino.
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