12 ottobre 2009

La canzone del celta innamorato

La potenza di questa musica mi dà la forza.
Ricordo.....ricordo una festa, in mezzo alle montagne, tra i boschi del nord, le danze celtiche infiammano i nostri cuori; davanti a noi le fiamme di un falò immenso.
Io e te seduti attorno al fuoco tra le genti. Il tuo sguardo è così potente da bruciarmi dentro più dell'alto fuoco che ci sta davanti.
No, non guardarmi, mi fai male.
No, non riesco a fermarmi, voglio continuare a rapire quei tuoi occhi compiacenti. La passione mi brucia dentro ma non riesco a fare a meno della tua vista.
Castani i tuoi capelli, ma son i tuoi sorrisi a rapire i miei sospiri.
La fioca luce del fuoco gioca sul tuo viso; un gioco di luci ed ombre che lo rende ancor più perfetto e magico come questa serata celtica.
I violini impazziscono e lo stesso faccio io stordito dal tuo sguardo penetrante. Sorridi ancora ti prego; voglio saper tutto di te, ogni singolo dettaglio di te voglio scoprire.
Ma prima di tutto, lasciamoci prendere da questo vortice di musica; non ti conosco, non so neanche il tuo nome, o donna misteriosa, balliamo insieme?
I nostri corpi vicini iniziano a roteare, mi gira la testa, ho il cuore a mille.
Cornamuse, violini, flauti e tamburi scatenate il nostro amore, mi sento impazzire.
Ruotiamo e saltiamo, una danza di corpi corona nel caos della notte la pazzia che è in noi.
Impazzito, ormai schiavo del ritmo mi trovo a fissare i tuoi occhi. Questa volta siamo vicini e sono ancora più belli. E lì, nel mezzo della danza medievale, ci baciamo.
Ed in quel momento ti promisi il mio amore eternamente.

MCR - Farewell to Erin

11 ottobre 2009

Sterile attesa

E vivi ogni giorno nell'attesa del ritorno, attendendo il ricongiungimento con tutto ciò che hai di caro, per poi renderti conto che non c'è più nulla, ad aspettarti. Aspetti l'arrivo del nulla con grande fervore.

04 ottobre 2009

Raggio di luce

Belle parole mi rendono felice delle decisioni prese. E ora si torna a soffrire le pene d'amor.
E intanto si staglia sul mio letto il poster di decine di birre.

02 ottobre 2009

Schiera di piccoli oggettini

Era come se quell'uomo stesse vivendo in un sogno dal quale non riusciva a svegliarsi.
La sua vita avanzava solamente per inerzia e niente scuoteva minimamente il suo cammino. No, la morte non lo spaventava, niente lo poteva toccare. Era come un pesce che riesce a rimanere immobile come una statua davanti al flusso della corrente di un ruscello di montagna.
Nel suo passato alcuni eventi l'avevano scosso, l'avevano reso vivo, ma ora il nulla, neanche la scomparsa di chi lo circondava lo riusciva a risvegliare dalla sua catalessi. Ma come era arrivato a questa situazione?
L'unica cosa che lo soddisfaceva era riflettersi sui sogni degli altri, utilizzare elementi multimediali per sentirsi vivo e partecipe nelle avventure, negli amori delle storie da lui visionate. Gli bastavano quelle immagini colorate per vivere serenamente. La vita reale era troppo complessa e difficile per fargli raggiungere quei piaceri e sentimenti profondi che caratterizzavano i suoi personaggi preferiti.
Joe era seduto nel salone della sua casa, illuminato da una fioca luce, permeato da un forte odore di sigaretta,scosso dal continuo suono di automobili e treni che gli passavano sopra casa, assaporando il forte sapore di un Rhum caraibico e accarezzando il pelo ispido del suo cane bastardo.
Iniziò a guardarsi intorno.
Alla sua destra c'era una vaschetta di vetro con il suo tartarughino preferito; in passato era proprio affezionato a lui, e continuava ad esserlo, ma oggi non riusciva a comunicarci più come un tempo. Il suo tartarughino pareva interessarsi solo del cibo, dei suoi piccoli escrementi liquefatti, e della sua compagna tartarughina. Aveva preso la sua strada e Joe non era incluso in questa.
Aveva quindi di fronte un bel lampadario annerito dal fumo, e ormai non più funzionante. Joe si sentì molto triste. Una volta quel lampadario inondava la casa di luce ed animava i suoi pensieri, facendolo sentir bene. Nel suo momento di crisi però aveva trascurato il lampadario, che aveva finito per rompersi irreparabilmente. Joe si era pentito e ora gli dispiaceva molto di non poter più godere di quella luce piena di vita (ma del resto vita e non-vita non vanno facilmente d'accordo), ma era speranzoso di poter trovare in futuro un ottimo elettricista capace di riportare la vite mancante al suo lampadario.
Poi lo sguardo gli cadde su di un vaso di cristallo al fianco del televisore. Una volta quel vaso era di legno, ma poi lui lo aveva fatto ricoprire di cristallo e, accidenti!, quel vaso aveva perso tutto il suo fascino nel suo lussuoso ed ipocrita rivestimento pieno di classe. Era ormai un vaso vuoto per lui.
Appoggiato sul tavolino c'era come centro tavola una matrioska, o meglio un matriosko, visto che rappresentava un uomo vestito con abiti normalissimi. Joe voleva bene al suo matriosko, solo che a lungo andare la sua vista lo annoiava e aveva bisogno di spostare l'oggetto in varie parti del salone, ma questo alla fine tornava sempre al solito posto perchè era l'unico nel quale stava veramente bene, il suo lungo tavolo di marmo. Dentro il matriosko c'erano ovviamente altri matrioskini sempre più piccoli, 3 in tutto. Il primo e più grande non stava poi tanto male spostato sulla credenza, ma mancava un po' di verve e a Joe non interessava particolarmente spostarlo per la sala; il secondo aveva una testa dipinta estremamente bene ma difficilmente si privava degli altri pezzi; l'ultimo era strenuamente legato agli altri matrioskini e pur volendo Joe separarlo dagli altri pezzi, si rendeva conto che la cosa era impossibile.
Alla sua sinistra c'era un peluche rappresentante il Joker, la cui fattura era molto apprezzata da Joe, ma per cause esterne non era mai riuscito a dar la giusta risonanza a quel peluche; un peccato perchè avrebbe potuto trovargli un'ottima collocazione.
Sotto i piedi un tappetino con dei begli intarsi, ma troppo depresso per il fatto si essere solo un oggetto che vive sotto i piedi della gente.
Infine c'era la credenza piena di piatti, molti dei quali non aveva mai usato e dentro di se non vedeva l'ora di farlo anche se qualcosa glielo impediva. Andava avanti utilizzando ancora e ancora gli stessi due piatti, uno bianco ed uno con il soffice disegno di un mulino ad acqua in mezzo alla campagna (for references watch Akira Kurosawa's "Dreams" and its watermills). Andava a periodi, a volte uno a volte l'altro.
Per il resto, centinaia di piccoli oggetti a tratti insignificanti.
Poi la sua poltrona ed altre cinque sedie iniziarono a fluttuare in aria e lo trascinarono fuori dalla casa; stava forse odorando qualcosa di nuovo nell'aria inquinata di quella metropoli infinita? O era solo il solito odore di fumo dolciastro che trasudava dai suoi vestiti?
Chissà, ma lui perse la conoscenza proprio nel momento in cui aveva avvicinato il filtro della sua canna alle labbra per assaporare.......l'ultimo..........tiro.......